Cesari a Pressing non riesce a spiegare gli errori di Rapuano in Verona-Juventus

Cesari boccia Rapuano in Verona-Juventus
Evidenti difficoltà per Cesari a Pressing, visto che a distanza di giorni dal match del Bentegodi, l‘ex arbitro non riesce a spiegare gli errori di Rapuano in Verona-Juventus. A Pressing, il dibattito su Verona-Juve si è acceso, con l’ex bianconero Alessio Tacchinardi che, scherzando, si è messo un cerotto sulla bocca per non dire “cose da squalifica”.
L’arbitro Graziano Cesari ha analizzato in dettaglio gli episodi controversi. Il primo riguarda il rigore concesso al Verona per un fallo di mano di Joao Mario. Secondo Cesari, la decisione è errata: “Il pallone gli arriva in modo inaspettato dopo che Nelsson gli salta davanti, e il braccio ha un movimento congruo”. Per Cesari, si tratta di un “rigorino” che non doveva essere fischiato, in controtendenza con le recenti direttive arbitrali che puntano a ridurre i falli di mano dubbi.
I dubbi di Cesari a Pressing: l’ex arbitro non sa spiegare gli errori di Rapuano in Verona-Juventus
Il secondo episodio riguarda il mancato cartellino rosso per Orban. Cesari è convinto che l’intervento fosse da espulsione: “Il giocatore del Verona non guarda mai il pallone, mentre Gatti cerca di proteggersi aspettandosi la sbracciata”. Un’analisi che sottolinea come la decisione dell’arbitro Rapuano non sia stata coerente con le dinamiche di gioco.
Il post-partita di Verona-Juventus continua a far discutere per due decisioni arbitrali controverse: un rigore concesso all’Hellas su indicazione del VAR e una gomitata di Orban a Gatti non sanzionata con il rosso. Questi errori avranno conseguenze per gli arbitri coinvolti: Rapuano verrà declassato, mentre il VAR Aureliano sarà “congelato”.
L’episodio ha avuto eco anche in televisione, con l’ex calciatore della Juventus Alessio Tacchinardi che a Pressing si è presentato con un cerotto sulla bocca, scherzando di poter dire cose da squalifica. La sua frustrazione è esplosa nel corso della trasmissione, chiedendosi con tono acceso se dietro questi errori ci sia “malafede” o “incompetenza” da parte di chi opera al VAR.
Tacchinardi ha mostrato una certa comprensione per l’arbitro in campo, riconoscendo la pressione e la difficoltà di prendere decisioni immediate. Tuttavia, non ha avuto la stessa clemenza per il VAR, criticando l’incapacità di chi osserva le immagini al monitor di valutare correttamente la situazione. La sua riflessione finale è che la tecnologia, in alcuni casi, invece di migliorare, finisce per peggiorare la qualità delle decisioni, minando la fiducia nel sistema di revisione video.
